30 giugno 2010

Dal Medioevo talebano alla rinascita della cultura

C’era una volta l’ Afghanistan... Ancora c'è

di Marina Viola

“Mezzo secolo fa, in Afghanistan, le donne intraprendevano carriere in medicina. Uomini e donne si mescolavano al cinema e nelle università di Kabul, le fabbriche sfornavano prodotti tessili e altri beni. C’erano una tradizione giuridica e un governo capace di avviare grandi progetti infrastrutturali. La gente aveva la convinzione che l’istruzione avrebbe offerto opportunità per tutti, che un brillante futuro fosse dietro l’angolo. Tutto ciò è stato distrutto da trent’anni di guerra, ma era reale”.

E’ questo l’Afghanistan che ricorda - in un articolo apparso su foreignpolicy.com - Mohammad Qayoumi, oggi preside della California State University, cresciuto a Kabul negli anni 50 e 60; è l’immagine di una terra viva che a stento si riesce a credere reale oggi, stando alle immagini diffuse da televisioni e giornali di tutto il mondo che ci restituiscono un Paese che pare non essere mai uscito dal Medioevo.

Ma sotto la cenere del passato le braci di quella vivacità culturale non sono affatto spente. Nel periodo oscuro dei Talebani cinema e teatro, un tempo molto seguiti, subirono danni permanenti con la distruzione di teatri, il rogo delle pellicole e il divieto di qualunque forma di intrattenimento nel Paese. Dopo la caduta del regime talebano le sale cinematografiche furono riaperte e, in assenza di produzioni locali, la popolazione si orientò verso i film stranieri. Ma i cineasti afghani si sono rimboccati le maniche, cominciando a realizzare film propri, pur con budget limitati.

Prima dell’11 settembre 2001 il regista di origine iraniana Mohsen Makhmalbaf, con il suo film Kandahar, attirò l’attenzione del mondo su un Paese quasi dimenticato. Nel 2003 è uscito Osama, lungometraggio di Siddiq Barmak realizzato per intero con attori presi dalla strada, dai campi profughi. E’il racconto drammatico della condizione femminile sotto i Talebani, quando alle donne non era concesso neppure uscire di casa senza un uomo. Siddiq Barmak è anche direttore dell’Afghan Children Education Movement, associazione che forma attori e registi per il cinema afghano emergente. Zolykha’s Secret, del 2006, è un altro dei primi lungometraggi post-talebani e racconta la storia di una famiglia molto unita che cerca di sopravvivere all’oppressione del regime. Il regista, Horace Ahmad Shansab, ha formato dei giovani registi locali e girato l’intero film in Afghanistan. L’ultimo film della breve carrellata è Il bambino di Kabul, del 2008, del regista Barmak Akram. Una coproduzione franco-afghana ambientata in una Kabul straziata dalla guerra.

Passando dal cinema al mondo dei media, va premesso che nel Paese caucasico il settore è sempre stato sotto stretto controllo governativo, anche prima dell’avvento dei Talebani. Questi stabilirono poi severe restrizioni per i mezzi di comunicazione, fino a proibire l’uso di apparecchi televisivi, nel 1996, perché considerati corruttori della moralità, come la musica del resto, vietata dalla Sharia. Chiunque fosse stato scoperto in possesso di un televisore veniva imprigionato e punito.

Dopo il 2001 le restrizioni sono gradualmente diminuite, anche se continua a essere severamente proibita la produzione di materiale contrario ai principi dell’Islam, la televisione è tornata a operare e hanno cominciato a svilupparsi mezzi di informazione e comunicazione privati. Oggi il Paese ospita agenzie di stampa come la Afghan online press, in lingua inglese, e la governativa Bakhtar. A Kabul si stampano diversi quotidiani tra cui il Daily Afghanistan, un quotidiano indipendente nelle lingue dari e pasto, Arman-e-Milli e Hewad.

Dopo che i Talebani hanno lasciato Kabul le pubblicazioni nella Capitale si sono concentrate quasi esclusivamente su giornali e riviste. Nuovi libri, nello stile epico e nella grande tradizione letteraria del passato, sono pochi. I lettori sono più interessati ai libri sulla pace e sulla ricostruzione dell’Afghanistan, sulla politica e sui Talebani. Tutti gli autori che non avevano libertà d’espressione nel passato regime sono ora alla ricerca di fondi per stampare i loro libri per i quali dovranno poi anche gestire la promozione e la vendita.

I canali televisivi sono numerosi. Le reti private, sia locali che internazionali, trasmettono 24 ore su 24. Una delle prime Tv commerciali a operare in Afghanistan è stata Tolo Tv, lanciata nell’ottobre del 2004. La rete offre informazioni locali e internazionali, sport, film, documentari, musica e programmi di intrattenimento. Oggi trasmette in 14 città via satellite. Anche Ayna Television è una Tv privata di intrattenimento che trasmette dal 2004 e appartiene al generale Abdul Rashid Dostum che la utilizza come strumento di propaganda.

Internet è stato introdotto in Afghanistan nel 2002 e da allora si sta rapidamente diffondendo tanto che nel 2008 si contavano già 500mila utenti. Ma neppure la Rete è esente dal controllo governativo e infatti, come riferisce Electronic frontier foundation, il ministero per le Comunicazioni dell’Afghanistan ha imposto a tutti i provider del Paese di filtrare i contenuti che facciano riferimento ad  alcolici, gioco d’azzardo, pornografia e appuntamenti online.

 

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