30 giugno 2010

Le falangi di Alessandro Magno esempio degli incursori Task force 45

(adf) In Afghanistan l’Italia è impegnata su diversi fronti, primo tra tutti quello della ricostruzione. Ma perché questo avvenga è necessario che ci siano stabili condizioni di sicurezza. A garantirle ci sono anche i nostri militari, che operano su diversi fronti, tra cui quello delle operazioni speciali. L’operazione speciale più importante e più grande, sin dai tempi della missione Ibis in Somalia, prende il nome di Sarissa, come la lunga lancia delle falangi di Alessandro Magno che si spinsero fino all’Afghanistan. Si tratta, in concreto, di un comando interforze di incursori italiani che opera sotto il cappello della Nato - agendo fianco a fianco con gli alleati: le Delta Force americane e le SAS britanniche - e che prende il nome di Task Force 45.

Gli opliti dell’Operazione Sarissa sono circa 180 – 200 e si alternano in prima linea ogni tre mesi. Sono tutti effettivi dei reparti speciali, in pratica il meglio delle nostre forze armate: squadre di incursori di Marina del Comsubin, di parà assaltatori del Col Moschin, di alpini “Ranger” del Monte Cervino. Agiscono in team di sette uomini, muovendosi a piedi o con un paio di jeep. Il loro compito è strategico: impedire i rifornimenti di armi per la guerriglia che arrivano dall’Iran e ostacolare il pendolarismo delle bande talebane che danno battaglia nella zona di Kandahar e poi si rifugiano nelle vallate più tranquille del quadrante afghano affidato all’Italia. Lo portano a termine usando il massimo della tecnologia e il minimo della potenza: niente bombardieri né cannoni ma visori notturni, aerei spia e intelligence. L’arma vincente si è rivelata il rapporto intenso con la popolazione fondamentale per trasmettere fiducia e raccogliere informazioni. Ogni azione viene accuratamente progettata per evitare scontri nei centri abitati, dove c’è il rischio di vittime innocenti e dove i talebani possono trovare maggiore sostegno.

Gran parte dell’attività di Sarissa viene portata a termine usando informatori afghani o coinvolgendo le truppe dell’esercito afghano quando è necessario mettere in campo reparti numerosi. Anche il nome non è casuale: si chiamava così un raggruppamento improvvisato in Toscana nel 1944 che univa soldati americani, britannici, italiani, brasiliani e partigiani. I documenti ufficiali li ricordano con la frase storica coniata da Churchill per gli eroi della Raf: "Mai così pochi fecero così tanto". Della Task Force 45, e in particolare di “Sarissa”, in Afghanistan il Generale Mc Chrystal, intervistato dal Corriere della Sera, ha detto: “Non voglio rivelare dettagli. Posso solo dire che ho potuto osservare il lavoro e la professionalità di quella squadra. Credo che gli italiani sarebbero orgogliosi dei loro soldati”.

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