L'accordo coi Talebani è indispensabile per consentire il passaggio della pipeline dal Turkmenistan
Si chiama Tap e porta gas fino al Pakistan
di Fabrizio Spagna
Tutto sembrerebbe pronto per vedere realizzato il progetto della TAP, che dal 1996 si cerca di rendere operativo. Ma tutto, al momento, dipende dalla capacità degli Stati Uniti e del governo Karzai di dare stabilità all’Afghanistan trovando un difficile ma inevitabile accordo con i Talebani.
Il progetto di un lungo gasdotto (nella foto) che, partendo dal Turkmenistan, porti il gas dell’ex CSI fino al Pakistan, passando attraverso l’Afganistan, viene da molto lontano. I primi accordi risalgono al 1996. Prevedevano la costruzione di una pipeline lunga
L’opera non mirava solo a fare utili ma anche a radicare la presenza americana in una delle zone più instabili a ridosso dell’area di influenza della ex Unione sovietica. L’obiettivo era, inoltre, portare nel Sud e in Centro Asia, area nella quale si sarebbe concentrata la maggiore crescita economica, energia a buon mercato utilizzando una infrastruttura terrestre e, dunque, meno soggetta ai rischi legati al trasporto marittimo. Gli elementi che hanno reso finora non realizzabile questa infrastruttura sono stati, prima, l’instabilità derivante dal regime dei Taliban, poi, il conflitto che ha interessato l’Afganistan all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle del settembre 2001, quando gli Usa hanno sferrato un attacco totale alle roccaforti di Al Qaeda.
In questi anni, dal
Esiste però un elemento critico, ed è ruolo degli Stati Uniti nello scacchiere. L’India, infatti, è allineata con gli Usa. E tra gli interessi Usa non rientra di sicuro un rapporto privilegiato con l’Iran che, al contrario, viene considerato a tutti gli effetti un nemico in grado di destabilizzare la regione spingendo gli equilibri verso la ex Unione Sovietica.
L’India, dunque, pur essendo consapevole che l’opzione Iran rappresenterebbe la via più conveniente ed efficace per approvvigionarsi di gas e petrolio centro-asiatici, continua a garantire la propria disponibilità verso il progetto TAP. Con l’auspicio che il gasdotto possa realizzarsi non appena le condizioni in Afganistan si dovessero stabilizzare.
A spingere sul progetto non è solo l’India. Il Turkmenistan, com’è ovvio, è consapevole che questa nuova pipeline potrebbe risolvere gran parte dei suoi problemi economici e liberarlo dalla schiavitù Russa che rappresenta al momento l’unica via d’uscita per vendere il proprio gas e il proprio petrolio ai Paesi utilizzatori.
Nell’ipotesi di vedere finalmente realizzato questo progetto Ashkabad e il presidente Separmurat Niazov sono pronti a incrementare la produzione di gas dagli 85 miliardi di metri cubi all’anno del 2005 a 120 miliardi di metri cubi entro la fine del 2010 oltre che a investire 254 milioni di dollari al fine di rimodernare i propri impianti con tecnologie più sicure e più efficaci.

