L'Italia impegna mille uomini in pił con l'obiettivo della ricostruzione
di Antonio de Felice
Erano circa 2.800 i militari italiani inquadrati nel contingente Isaf, in Afghanistan, ma nei prossimi mesi, fino alla fine dell’anno il numero verrà progressivamente aumentato. L’obiettivo è di raggiungere un contingente di 3.700 uomini, diventando così, dopo americani, inglesi e tedeschi, la quarta delegazione, per dimensione, nell'ambito di ISAF. Non saranno impiegati solo più uomini ma anche nuovi mezzi e nuove tecnologie tra cui i cingolati “Dardo”, i nuovissimi blindati “Freccia”, completamente digitalizzati, idonei ad assolvere le missioni tipiche dei moderni scenari operativi, in cui le tecnologie “Soldato Futuro” trovano la loro massima applicazione, e soprattutto i nuovi “Lince”. Ci saranno più mezzi aerei, da trasporto ma soprattutto senza pilota. Questi ultimi sono destinati a essere impiegati in aree ad alto rischio senza la necessità di esporre il personale a pericoli. E ancora, più elicotteri tra cui quelli da combattimento “Mangusta” per l'esplorazione e per la scorta del personale a terra. Infine, un nuovo ospedale da campo.
Questo il nuovo schieramento del contingente italiano in Afghanistan, così come anticipato in dicembre dal ministro della Difesa Ignazio Larussa. L’aumento della presenza militare italiana in Afghanistan era stato chiesto dal segretario della Nato, Anders Fogh Rasmussen, su pressione dell'amministrazione americana, in ragione di almeno 1.600 uomini, ma la valutazione del Governo italiano è stata di aumentare di 1.000 unità rispetto alle 2.800 inizialmente previste, con picchi che non supereranno mai i 4.000 uomini, compresi i 200 carabinieri che si occupano dell’addestramento della polizia afghana. Decisioni dettate da questioni di opportunità e soprattutto di spesa.
I militari italiani hanno la responsabilità di un’ampia regione dell’Afghanistan occidentale che comprende le province di Herat, Badghis, Ghowr e Farah. L’area è meglio conosciuta, negli ambienti militari occidentali, con la sigla Regional Command – West. Ma l’impegno non finisce qui. Per le esigenze connesse alla missione è presente personale ad Al Bateen (Abu Dhabi - Emirati Arabi Uniti), dove è costituita
La principale componente dell'Esercito di stanza a Herat è, dal 20 aprile 2010,
I trasporti tattici da e per il teatro delle operazioni sono compito dell’"Aviation Battalion", l'unità delI'Aviazione dell'Esercito che gestisce i velivoli ad ala rotante. Gli elicotteri schierati in teatro sono del tipo CH 47 “Chinook” e AB 412, adibiti al trasporto del personale e dei rifornimenti, e gli A129 C “Mangusta” con compiti di esplorazione e scorta in supporto di fuoco alle forze terrestri.
Al Provincial Reconstruction Team, sempre di Herat, è stato assegnato un reggimento di artiglieria da montagna, che ha il compito di supporto alla governance e di sostenere il processo di ricostruzione e sviluppo, insieme con una componente civile rappresentata da un consigliere del ministero degli Affari Esteri. Le due componenti lavorano insieme a favore della ricostruzione, incentivando l'occupazione locale (i progetti vengono materialmente realizzati da ditte afgane), lo sviluppo economico dell'area e la fiducia verso le istituzioni politiche locali e gli “elders” (anziani dei villaggi).
Trasporti aerei, logistica e ricognizione aerea sono affidati alla Joint Air Task Force (Jatf), l'unità che gestisce tutti i assetti dell'Aeronautica Militare nel teatro operativo, tra cui i velivoli C130J, che si alternano ai C27 della 46a brigata aerea di Pisa, impiegati per il trasporto del personale e dei rifornimenti, gli AM-X del 51° stormo di Istrana, con compiti di ricognizione e supporto tattico ravvicinato alle forze di terra, e i velivoli senza pilota (Uav) Predator del 32° stormo di Amendola, con compiti Istar (Intelligence, surveillance, targeting and recognition), tutti sempre schierati a Herat.
Con l'acronimo Fsb (Forward support base) viene poi indicata un'unità che si occupa della gestione della base aerea e del settore aeroportuale di Herat, compresa la sicurezza che viene garantita da una compagnia multinazionale di Force protection (in cui sono inquadrati i Fucilieri dell'Aria dell'Aeronautica Militare).
La sicurezza delle strade e la protezione dagli attentati esplosivi, compiuti con le micidiali bombe artigianali che vengono confezionate dagli insorti talebani e che infestano le strade e i sentieri dell'Afghanistan, sono affidate agli specialisti della “Task Force Genio”, un battaglione, su base del XXX battaglione del 32° reggimento genio guastatori della brigata “Taurinense”.
Poco conosciuta ma altrettanto fondamentale per l'opera di ricostruzione del Paese è, infine, la silenziosa attività di formazione dell'esercito afghano affidata agli uomini della Operational mentoring liason team (Omlt), composto attualmente da militari appartenenti all'area del 1° Fod (Forze operative di difesa) impegnati quali “mentor” nella formazione e assistenza. La creazione e la formazione di una specifica Polizia locale è affidata, poi, a due team composti, il primo, dai carabinieri provenienti dall'organizzazione Territoriale dell'Arma e dagli uomini del 1° reggimento carabinieri paracadutisti “Tuscania” e, il secondo, dalla Task Force “Grifo” della Guardia di Finanza. Il loro compito è quello di contribuire alla formazione e addestramento dei corpi di polizia, di frontiera e doganale afghani.

