LE OPERAZIONI MILITARI E LE MISSIONI ORMAI NON PUNTANO SOLO ALLA REPRESSIONE DEI TALEBANI E ALLA CACCIA AI TERRORISTI
30 giugno 2010

Cosa resta dopo dieci anni di guerra

Presente e futuro

La guerra in Afghanistan - altrimenti non possiamo definirla - sta per finire. I guai dell’Afghanistan un po’ meno. Quasi un decennio di conflitto asimmetrico, combattuto dall’Occidente in nome del principio di spezzare un presunto asse del male del terrorismo islamico,  ha risolto ben poco. I Talebani, che prima terrorizzavano il popolo afghano con il loro regime, continuano a essere forti e a rappresentare un nemico politico con il quale è impossibile non fare i conti. I signori della guerra continuano a controllare il traffico della droga e, da quello, ad alimentarsi.

Allora? Quasi dieci anni di conflitto a che cosa sono serviti? A ben vedere l’unica novità vera è stato l’avvio di un processo lento, e si spera irreversibile, che potrebbe riportare l’Afghanistan e tanti altri Paesi islamici indietro di qualche decennio. Arretrare in questo caso non è male, poiché Kabul sembra essere in grado di riconquistare vivacità e curiosità culturali che un tempo possedeva e che il tarlo del fondamentalismo aveva distrutto.

C’è però un rischio: l’Afghanistan potrebbe diventare per molti lustri un Paese a due velocità. Grandi aperture e vera innovazione a Kabul, capitale oggi città aperta, governata da forze alleate. Grandi nostalgie, povertà e arretratezza nel resto del Paese dove il regime patriarcale e l’oppressione religiosa sono duri da scalfire. Su questo, con buona probabilità, si misurerà la capacità degli occidentali di aver inciso sul tessuto sociale. Da questo si capirà se dieci anni di guerra e di spese militari a moltissimi zeri saranno stati una dolorosa necessità o un inutile scialo.

IL PAESE TENTA IL RITORNO A UNA NORMALITA' PERSA A CAUSA DEL FONDAMENTALISMO
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