Come vanno le cose nella terra degli Ayatollah
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La memoria dell'Iran è "Made in China" |
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Alcuni dati sono sufficienti per ottenere un’immagine piuttosto nitida dell’ attuale situazione della Repubblica islamica dell’Iran; dati che riguardano non soltanto lo stato di salute del Paese. I turisti che hanno visitato di recente la città di Isfahan, considerata la culla del rinascimento iraniano, raccontano che nei bazar e nelle botteghe, dove vengono da sempre offerte ai turisti le manifatture artigianali (miniature, stoffe e rame battuto), ormai buona parte della merce esposta è “Made in Cina”. Una rapida incursione in uno dei settori più importanti della vita quotidiana dell’Iran, quello energetico, permette di illustrare un altro aspetto drammatico della crisi. L’Iran è potenzialmente il secondo produttore di greggio nella regione del Golfo persico, dopo l’Arabia Saudita, con una capacità di oltre 4 milioni di barili al giorno; ma questo stesso Paese è costretto a importare oltre il 40 per cento del suo fabbisogno di benzina e altri prodotti del petrolio raffinato dall’estero, dalla Cina e dalla Turchia per la maggior parte. Una prima ipotesi sul futuro dell’Iran potrebbe tracciarsi intorno a un'eventuale saldatura, non tanto remota, tra la crisi strutturale e la crisi politica. In altre parole, potrebbe non essere lontano il giorno il cui la richiesta di pane, di lavoro e di condizioni più decenti di vita venga posta insieme alla richiesta di maggiore libertà.
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Il documento approvato nel giugno 2010 dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu apre la strada a nuove e più forti misure unilaterali
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I governi Usa e Ue si irrigidiscono mentre le aziende fanno affari |
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L’Italia non sembra essersi tirata indietro (voci di corridoio dicono che addirittura il nostro Paese sia stato coinvolto nel training ad hoc della Vevak, la polizia segreta degli ayatollah).
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La comunità internazionale valuta le decisioni dell'Europa
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Sanzioni senza precedenti |
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Se l’obiettivo di riportare l’Iran a un negoziato sul programma di arricchimento dell’uranio sarà raggiunto, la decisione Ue potrà costituire una pietra miliare negli equilibri mondiali.
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Il fallimento della risposta militare in un saggio da novembre in libreria |
Gli Stati del terrore nella strategia Oltre l'Iraq La minaccia atomica Un viaggio nella geopolitica |
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Se la cifra della lunga parentesi della Guerra Fredda fu la contrapposizione tra Stati forti, la principale minaccia del XXI secolo arriva dagli Stati deboli o falliti, suscettibili di implodere sotto la pressione socio-demografica o ideologica. Da Baghdad a Kabul, fino a Teheran, Oltre l'Iraq di Gianluca Ansalone compie un viaggio nella geopolitica di Stati falliti, in bilico o dominati da una cortina di terrore. La connessione tra questi attori e le armi di distruzione di massa rappresenta una miscela esplosiva per la pace e la stabilità globale. Il mondo deve fare i conti con la volontà di alcuni Stati di dotarsi dell’atomica e con regimi totalitari alla ricerca di un ruolo geopolitico. Nel capitolo che proponiamo (si può scaricare cliccando sulla foto accanto), il ruolo di Teheran.
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Gli attuali scenari sono inquadrati nella storia di un decennio tormentato durante il quale il mondo mediorientale, e non solo, ha cambiato i propri punti di riferimento. Oltre l’Iraq sarà il primo di una serie di saggi e testimonianze che DME porterà in libreria, guardando alle crisi del mondo attraverso la lente delle politiche di sviluppo e della ricerca di pace e stabilità, al di là delle recenti guerre giuste o ingiuste che siano.
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Le più recenti previsioni dell'Aie hanno rivisto le stime delle riserve globali di gas naturale di oltre il 100%
Il gas miglior alleato dello sviluppo di Teheran, Pechino e Mosca
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In Medio Oriente, l'Iran è il detentore indiscusso delle maggiori riserve di gas. Il suo giacimento di South Pars è il più grande del mondo. Convertite in barili di petrolio, le riserve iraniane del South Pars sono ben superiori rispetto a quelle del gigantesco giacimento petrolifero saudita di Ghawar.
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